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Biglietti BOLERO
Lirica  |  Palermo (PA)  |  Teatro Nuovo Montevergini  |  22/04/2012 21.15
Biglietti BOLERO
22/04/2012 21.15
Palermo (PA)
Teatro Nuovo Montevergini
coreografie e disegno luci Emma Scialfa musiche eseguite da Trio Aptal – Giorgio Rizzo, Marco Corbino, Vassily Kakos ideazione e creazione video Claudio Fausti con il contributo di Mercè Gost danzatori Giuliana Cocuzza, Simona Fichera, Giada Scuderi composer Maurice Ravel redfield/nordice rapresented by Durand s.a. con il contributo e in collaborazione con APTAL, Ass. Nuovo Mondo Teatro E. Piscator Majazé – Magazzino BOLERO (Girare significa ritornare su se stessi, ripetersi - Marius Schneider) Spettacolo commissionato dall’Ass. Nuovo Mondo alla compagnia MotoMimetico e presentato al Teatro Erwin Piscator di Catania in occasione della 24a rassegna di danza Nuovi Movimenti. Bolero prende il via dalla celebre partitura di Maurice Ravel, brano universalmente noto, caratterizzato dalla struttura ossessivamente ripetitiva nel ritmo e nella melodia e dalla timbrica costruita secondo sovrapposizioni crescenti, che conducono la curiosità dell’ascoltatore a individuare con lo sguardo lo strumento che viene via via ad aggiungersi agli altri già interpellati. La celebrità e la chiarezza del risultato sonoro non sembrano dare spazio a ulteriori parole. Maurice Ravel si nascondeva dietro un velo di semplicismo: «piccola cosa» diceva «più che altro un esercizio di orchestrazione». In effetti, la scrittura del Bolero è fortemente disarmante. Le caratteristiche di base sono facilmente riassumibili andando da un livello percettivo più generico a uno più particolare: ostinato ritmico, ripetizione ciclica della melodia, sovrapposizione progressiva del totale sinfonico, tonalità fissa e determinata di do maggiore, scansione accentuativa regolare, quindi nessuna sorpresa durante il percorso dell’ascolto se non la modulazione conclusiva strappa-applauso. Un meccanismo sonoro che non lascia proprio nulla da dire, come osserva Marco Buccolo nella sua analisi del Bolero, dal titolo Sul Bolero di Ravel. Cronaca di complessa semplicità. Nel rispetto della partitura di Ravel, della composizione originale e delle magistrali esecuzioni prodotte dal primo significativo debutto all’Opéra di Parigi nel lontano novembre del 1928, così come di tutte le creazioni coreografiche di grande fattura, abbiamo deciso di affidare l’esecuzione dell’opera in versione acustica al trio italogreco Aptal, composto da GIORGIO RIZZO (flauto ney e percussioni darbuka, zarb, bendir, dumbek), MARCO CORBINO (chitarra acustica e fretless) e VASSILY KAKOS (tzouras, baglama). La rielaborazione è stata indirizzata verso una riduzione musicale per un trio di musicisti e un trio di danzatrici: una versione dell’opera meno imponente ma che costituisce una grande sfida sul piano dell’orchestrazione e della costruzione coreografica, come delle immagini affidate al regista romano CLAUDIO FAUSTI. Idea guida di quest’impresa è stata rintracciare una tensione dialettica tra riduzione all’essenziale e sviluppo delle radici espressive dell’opera: LA RIPETIZIONE, IL RITMO/RITO, LA MELODIA/TEMA. Danza e bolero, un tentativo di leggerezza La primordialità — Lévi-Strauss direbbe “il crudo” — è cercata nel Bolero di Ravel quasi con affanno. L’orchestrazione, come Ravel la concepisce per l’operazione Bolero, è ridotta a un semplice fatto di “mestiere” che qualsiasi allievo compositore dovrebbe saper compiere. Quel “mestiere”, segno di sproporzione tra tecnicismo e idee fin troppo evidente per i maestri del Conservatoire che l’hanno pluribocciato al Prix de Rome, è assunto da Ravel come punto di partenza: concentrando la propria azione sul suono piuttosto che sulla forma, egli ritorna all’essenza degli elementi costitutivi della musica. Questo è il senso ricercato anche nella nostra lettura. Lontana dalla costruzione coreografica come esercizio di stile e di composizione, “l’intenzione” vuol giungere all’osso della ricerca che Ravel ha affrontato componendo il Bolero, ovvero la ripetizione come simbolo e alternanza dall’astratto al concreto. Come sostiene Marco Buccolo: «La danza veste quest’opera di gestualità, la rende comunicazione esplicita, visuale, e anche implicita, cioè rituale. In questo senso Bolero è ipnotico. La scelta di Ravel di comporre su elementi così minimi, essenziali, primordiali, porta immediatamente la sensazione di ascolto ad un campo che sfugge alla reazione cosciente, non diversamente da situazioni in cui vengono adottati altri ritmi con la stessa funzione». In questa prospettiva concludiamo quindi con una citazione di Marius Schneider: «Il ritmo musicale non è un fenomeno puramente intellettuale, bensì una forza psicofisica che trasforma i movimenti corporali in esperienza psichica e, viceversa, fornisce un contrappeso corporale alla sensibilità spirituale. L’uomo stesso è oggetto del proprio ascolto. Ma ciò che conta è il modo con cui ascolta: se cioè si lascia afferrare da ciò che ascolta, oppure se si lascia soltanto sfiorare da esso. L’ostacolo più grave all’influenza del ritmo è frapposto dalla nostra mente troppo analitica, a cui va imputata la definizione, inadeguata e addirittura falsa, secondo cui il ritmo è la “divisione aritmetica del tempo». Emma Scialfa Note sulla partitura musicale Per un approccio corretto o quantomeno coerente con il nostro modo di essere “Aptal”, abbiamo cercato di osservare il Bolero con la testa e con le orecchie di un compositore come Ravel. Ne abbiamo studiato la biografia, il quadro storico in cui l’opera si inseriva e il modo in cui la stessa è stata creata. La grammatica della composizione è geniale, ripetitiva e molto vicina a ciò che il nostro Trio ascolta e da cui prende spunto. Bolero è un modo musicale, apparentemente latino, che è nato nella penisola iberica e ha una matrice medio-orientale. Il tema portante ha senso solo se ripetuto. Ovviamente Ravel poteva utilizzare 35 elementi di orchestra e a ogni ripetizione aggiungere strumenti e crescere in dinamica senza aumentare la velocità, in modo da arricchire il tema per poi variarlo soltanto alla fine. Tutto il tema è modale (cioè sviluppato su una sola nota di base), con un metodo che è tipicamente medio-orientale. La nostra sfida è stata portare l’opera dai 17 minuti originali ai 45 min necessari per lo spettacolo. Dove ci porta l’elaborazione di un tema tanto noto? Che cosa significa dilatarne la durata? Aprendoci a un modo nuovo di vedere la composizione originale, abbiamo preso le note riconducibili a momenti diversi del tema e le abbiamo sovrapposte e mescolate in modo da evidenziarne ulteriormente la ripetitività. La scala utilizzata e le note usate per il tema del Bolero, diventate un "modo Ravel" e usate per composizioni diverse, sono state portate da noi su una scala "ungherese", con varianti ghitane, mantenendo così il nostro spirito APTALIKO. Con l'aiuto di strutture ritmiche elettroniche abbiamo campionato gli archi originali dell'orchestra, in modo da lasciare all'ascoltatore un immaginario compatibile con quello che riconosce da sempre come “Il Bolero”. In questo modo abbiamo voluto rendere una pura e semplice “intenzione” del Bolero. Trio Aptal
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