(c. 1554/57 - 1612),
Nafshi, termine ebraico, significa "la mia anima", intendendo quell'anima immortale che s'immette nel corpo umano al momento della nascita, più prossima alle funzioni vitali del corpo, il vero e proprio respiro dell'essere animato: «Dio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l'alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente». Nafshi assume quindi più propriamente il significato di "mio respiro". Il programma passa in rassegna diversi sguardi interiori rivolti alla "propria anima" in relazione ad un "proprio corpo", articolandosi in due blocchi simmetrici cui segue una cadenza che porta alla conclusione affidata a Sopra un alto monte di Adriano Guarnieri, su testo tratto dall'Apocalisse di San Giovanni.
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